G.L.

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luglio 26th, 2006

Una scelta obbligata

Israele sta affrontando un nemico potente e pericoloso, una rete terrorista che illegalmente si è appropriata della parte meridionale di uno stato confinante. Lo sta facendo senza remore, forte della coesione politica presente nella società civile. Il sequestro di due militari dell’esercito all’interno dei propri confini era un’infamia che qualunque capo di stato, Olmert incluso, non avrebbe potuto accettare.

Tuttavia le guerre hanno sempre diverse “giustificazioni”, ossia tre o quattro priorità che inducono un paese ad aprire frontalmente le ostilità. Nello specifico, l’esecutivo israeliano, valutando costi e benefici, ha avallato l’azione militare per alcune questioni di primaria importanza, che mettono in discussione l’esistenza stessa della propria comunità, ovvero : la minaccia degli attacchi missilistici e la presenza di un quadrilatero perverso (Iran-Siria-Hamas-Hezbollah) devoto al culto dell’antisemitismo. Un rinvio sine die, una cieca e stupida fiducia nell’Organizzazione delle Nazioni Unite, avrebbe rafforzato i militanti del Partito di Dio, col rispettivo arsenale distruttivo custodito nella totale impunità. Le operazioni, pertanto, sono frutto di un preciso disegno, di una strategia difensiva che mira a decapitare i vertici dell’organizzazione terrorista.

Qual è il problema? Gli uomini di Nasrallah colpiscono deliberatamente e indiscriminatamente i “sionisti”, considerati usurpatori e criminali ante litteram. Per ampliare la portata del conflitto, per viziare i giudizi della belluina burocrazia europea, contestualmente hanno posto i propri missili in luoghi civili, mettendo a repentaglio e condannando a morte certa almeno una piccola parte dell’inerte popolo libanese.

Israele è un avamposto di democrazia e libertà in tutta la regione. Tale postulato, che perversamente tendiamo ad eludere, non dovremmo mai dimenticarlo.

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