Cali il sipario
Il no all’emendamento che prevede la liquidazione della società per azioni Ponte Stretto di Messina rileva la manifesta incapacità di questo governo di produrre alcunché. La maggioranza è allo sbando e il paese ne paga le onerose conseguenze: una società creata per realizzare un’opera imponente dal precedente esecutivo viene esautorata delle sue funzioni, ma non viene liquidata, il che permette alla società stessa di beneficiare dei contributi governativi. Follia pura.
Nel frattempo il ministro delle Infrastrutture continua la sua polemica col titolare del dicastero della Giustizia, creando l’ennesimo conflitto nella coalizione e paventando scenari tecnici di cui tutti – più o meno palesemente – sono a conoscenza: «se la coalizione non resta questa, si va a casa, salvo la necessità di un governo tecnico con il mandato esclusivo di fare la legge elettorale». Una sorta di monito sul futuro dell’esecutivo: l’Italia dei Valori non intende prolungare l’agonia del prodino, compromettendo l’immagine del movimento di fronte alla pubblica opinione. La domanda che in questo momento attraversa il Transatlantico e termina nelle redazioni dei giornali è lapalissiana: quanto può durare un governo così? Per quanto può restare in carica un premier che esige la fiducia su ogni mossa, confidando nel buon cuore dei senatori a vita? Scrive Giannini:
«L’Unione non c’è più. Esiste ancora per l’aritmetica, ma non incide più sulla politica. Questo lo sanno e lo dicono i suoi stessi leader, anche se giustamente cercano di tenere in vita il governo, non sapendo bene di che morte morire».
Pur condividendo nel complesso l’analisi dell’opinionista di Repubblica, per noi è l’assunto di fondo ad essere sbagliato: l’Unione non è mai esistita, è nata, cresciuta e pasciuta come un cartello elettorale variopinto, formato da post-democristiani, pseudo-socialisti, radicali libertari e forze folkloristiche di estrema sinistra. Il vincolo che legava questa compatta armata brancaleone era “il programma”, una sorta di testo sacro, un feticcio da idolatrare in piazza e fra i banchi del governo. Sennonché quel testo conteneva in sé una serie di appelli generici, scritti nel più vecchio e squallido politichese, utili per compattare una rissosa congrega di compari anti-berlusconiani, ma profondamente insensati dal punto di vista materiale. Le difficoltà incontrate lungo il cammino testimoniano che la ragione stava dalla nostra parte.


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