Fine della corsa?
Quando Romano Prodi è entrato nell’Aula di Palazzo Montecitorio, molti – tra i banchi dell’opposizione – speravano di vedere un Professore contrito, impacciato, ormai certo di cadere. Ma il presidente del Consiglio si è mostrato abbastanza sicuro e sereno: d’altronde, avrà pensato, è la Camera dei Deputati, mica il Senato. Il tifo da stadio degli onorevoli ha reso la seduta alquanto stucchevole. C’era da aspettarselo: da anni il clima avvelenato lentamente soffoca il galateo politico e istituzionale. Il capo del governo ha deciso di non dare garanzie sulla stabilità dell’Esecutivo, di sfiorare solo marginalmente i motivi della crisi, di non accennare minimamente alle difficoltà riscontrate nel relazionarsi coi senatori a vita, preferendo incentrare il suo intervento sulle misure messe in atto dal centro-sinistra durante il corso di questa legislatura. Sono riemersi a tratti i toni da pacifico curato di provincia, da punto comune di una rissosa coalizione impegnata più a guardare alle defunte ideologie che ad analizzare con lente critica il presente. Ma, si sa, l’uomo astuto che ha sistemato tanti fiduciari nei posti chiave dell’economia – segnando, per esempio, l’ascesa di Bazzoli nel sistema bancario nazionale – gronda bontà da tutti gli artigli.
Premettendo che fa parte della logica politica rivendicare meriti fittizi che non trovano ragion d’essere nella realtà (stupenda la boutade sull’Iraq, un ritiro del nostro contingente ahimè già stabilito dal precedente Esecutivo nei tempi e nei modi prefissati), è stato abbastanza deprimente sentire il Presidente del Consiglio pretendere il riconoscimento dell’onestà intellettuale sul caso “immondizia”. Prodi ha scandito:
«(Questo è un governo) che ha creduto e crede nell’ambiente e nella sua tutela, e anche quando ci siamo trovati di fronte a emergenze come quella dei rifiuti, non abbiamo cercato di addossare ad altri le responsabilità storiche, come sarebbe stato facile, ma ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo affrontato concretamente il problema».
Ora, per chi sentisse queste parole senza alcuna concezione di qual è la realtà politica campana, sarebbe facile stimare e apprezzare la verve e il comportamento politico del premier. Ma in quella regione massacrata da scelte politiche insulse e scellerate governa il centro-sinistra più o meno da quindici anni. Ininterrottamente e sistematicamente i progressisti hanno conquistato in ogni tornata elettorale sia la regione, sia il capoluogo. Scaricare la colpa sui vertici dell’opposizione vorrebbe dire nel miglior caso screditare l’opera dei propri amministratori locali; nel peggiore, prendere per i fondelli la nazione. E dopo aver ascoltato la richiesta di fiducia da parte del più noto cittadino di Scandiano, forse viziati politicamente dalla bassa stima di cui ha sempre goduto presso le pagine online di questo sito, non possiamo esimerci dal rinnovare l’augurio al Paese di essere governati seriamente da una coalizione che non tiri a campare.


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